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La parola Pali Metta viene tradotta con “amorevole gentilezza” e descrive uno stato d’animo aperto, fiducioso, benevolo, capace di sintonizzarsi sulla bellezza che splende in se stessi, negli altri e nella realtà.
Nella tradizione meditativa Metta dà il nome a un tipo di pratica finalizzata a suscitare un sentimento di prossimità fra tutti gli esseri viventi, abbracciandoli nell’aspirazione che possano stare bene ed essere felici.
Questa meditazione stimola la consapevolezza che siamo tutti uniti nelle gioie e nei dolori dell’esistenza, siamo tutti sul medesimo piano: non c’è creatura al mondo che non voglia essere amata, che non desideri sentirsi al sicuro e lontana dalla sofferenza. Nel Buddhismo la metta è coltivata a partire da sé stessi perché – come insegna il Buddha – si può viaggiare il mondo in lungo e in largo senza trovare qualcuno che sia maggiormente bisognoso d’amore di noi.
La gentilezza amorevole è un antidoto all’ansia, all’angoscia, all’affanno, alla paura. Queste emozioni si trasformeranno un poco alla volta, via via che il cuore si colma di questa pacata benevolenza. Chi pratica la gentilezza amorevole finisce, a sua volta, con il sentirsi amato, accolto, ben voluto, protetto. Invecchia e lascia la vita senza turbamento e con la pace nel cuore.
Il Tonglen è un antichissima pratica meditativa tipica della meditazione tibetana che consente di fare un percorso di trasformazione ed evoluzione personale. Consiste letteralmente nel prendere e nel dare, che vuol dire fare qualcosa per liberare gli altri dalla loro sofferenza applicando, così, il principio buddista della compassione assumendo la sofferenza degli altri su di sé per purificarla e trasformarla in energia benefica riequilibratrice che va direzionata verso le persone malate. La possiamo usare anche verso noi stessi, oppure verso le persone che sappiamo vivere un disagio non necessariamente fisico, ma anche emotivo.